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In anatomia i diaframmi sono strutture connettivali che hanno come scopo quello di delimitare...
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2020-06-30 16:47:15
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ANATOMIA DEI 5 DIAFRAMMI

Oltre al diaframma toracico ne esistono altri quattro,vediamoli in dettaglio

In anatomia i diaframmi sono strutture connettivali che hanno come scopo quello di delimitare cavità contigue, oppure una cavità con l’ambiente esterno. L’aspetto biomeccanico interessante di ogni diaframma è il trasferimento di forze e pressioni da un’ambiente all’altro: è un regolatore di pressioni interni. Coordina in maniera dinamica le forze che agiscono nei vari ambienti per mantenere l’equilibrio che garantisca la corretta funzionalità biochimica e biomeccanica dei tessuti e organi inclusi nelle rispettive cavità. Questa funzione la svolge concentrando e assorbendo su se stesso le tensioni e le trazioni dei tessuti contigui, modificando, se è necessario, la sua struttura al fine di preservare quelle degli organi che delimita.
In osteopatia vengono riconosciuti cinque diaframmi:
1) Diaframma cranico rappresentato dalle membrane a tensione reciproca
2) Diaframma stretto toracico superiore
3) Diaframma toracico
4) Diaframma pelvico
5) Diaframma podalico
6) Diaframma cranico

Per diaframma cranico si intende tutto quell’insieme di espansioni durameriche che separano gli emisferi cerebrali, il cervelletto, e quest’ultimo dagli emisferi cerebrali. Tra gli emisferi cerebrali c’è la falce del cervello, tra gli emisferi cerebellari c’è la falce del cervelletto e la separazione tra cervello e cervelletto è determinata dal tentorio. Le membrane durali scendono verso il basso e contornano e si inseriscono al foro magno e alle prime due vertebre cervicali. Il diaframma cranico separa la cavità della loggia cranica superiore da quella inferiore con il foro magno e le prime cervicali. Le disfunzioni durameriche delle membrane a tensione reciproca oltre che condizionare la dinamica craniosacrale, hanno ripercussioni sul tratto  bulbo-tronculare e indirettamente quindi sulla sostanza reticolare con tutto quello che ne consegue.
Diaframma stretto toracico superiore
È composto dal domo pleurico e dal suo apparato sospensorio che si inserisce a livello della prima costa e delle ultime vertebre cervicali.
Mette in comunicazione la cavità toracica superiore con l’ambiente esterno. Lo sdoppiamento aponeurotico che avvolge il ganglio stellato ed è addossato al corpo e ala trasversa della prima dorsale e dell’ultima cervicale, ed è contiguo anche al domo pleurico. Se la prima costa e il diaframma del dotto toracico superiore sono in disfunzione connettivale l’attività bioelletrica di questa importantissima stazione simpatica viene significativamente perturbata assieme alla funzionalità cercvico-dorsale e del cingolo scapolare.
Diaframma toracico
L’inserzione vertebrale è caratterizzata dai pilastri che si attaccano alle prime tre vertebre lombari. Le inserzioni da L1 a L3 sono delle formazioni tendinose da cui partono le masse muscolari posteriori del diaframma e si continuano con altre formazioni fibrose laterali che si collegano alle ultime due coste: sono le arcate dello psoas e del quadrato dei lombi. Dal foro aortico passa l’omonima arteria che appena sotto la cupola diaframmatica manda le sue collaterali: l’arteria celiaca, le arterie mesenteriche e le renali. L’aorta è leggermente spostata a sinistra rispetto alla colonna vertebrale, e addossati all’arteria celiaca e mesenterica sono allocati i gangli semilunari e mesenterici che assieme all’anastomosi con il vado formano il plesso celiaco o solare. Tutta questa formazione è strettamente correlata alla dinamica dei pilastri diaframmatici (il ganglio semilunare è in corrispondenza di L2) per cui una tensione connettivale a questo livello ha delle ripercussioni quasi sistematiche sulla funzionalità nervosa del plesso solare. Inoltre se la disfunzione connettivale interessa un solo pilastro, l’emicupola corrispondente ne risentirà sul piano funzionale, mentre l’intero diaframma sarà soggetto ad una biomeccanica in torsione.

Diaframma pelvico
i vari piani della muscolatura perineale formano un vero e proprio diaframma inferiore che sul piano della distribuzione pressoria addomino-pelvica, lavora in stretta sinergia con il diaframma toracico. Pone in relazione la cavità pelvica con l’ambiente esterno. Alcuni muscoli, come l’elevatore dell’ano e l’ischiococcigeo, sono collegati con il coggice davanti a questo osso c’è il ganglio impari di Luschka, o sacrococcigeo. Inoltre, adagiato sul diaframma pelvico c’è il ganglio ipogastrico, per cui le tensioni e delle disfunzioni connettivali del perineo possono condizionare non solo la biomeccanica del bacino e dell’addome (si pensi a tutte le problematiche ptosiche rettali, vaginali e di altri visceri e i disturbi di incontinenza), ma si rivelano implicate anche nelle perturbazioni neurovegetative del bacino.

Diaframma podalico
Il diaframma podalico, mette a contatto la pianta del piede con l’ambiente esterno: il suolo. Il concetto di diaframma in questo caso è un po’ esteso, ma una simile visione apre a soluzioni ed una comprensione della dinamica podalica nel contesto degli schemi cinetici davvero sorprendenti.
Il piede durante la fase del passo portante si comporta come un’elica che si svolge e si avvolge lungo il suo asse longitudinale, con punto fisso a terra sulle teste metatarsali. Nella fase di svolgimento l’elica perde la sua torsione e si appiattisce con le strutture scheletriche più libere di muoversi, il piede più elastico, adatto alla fase iniziale dell’appoggio a terra per analizzare il tipo di suolo e fornire le informazioni necessarie al SNC per l’esecuzione del passo portante. Nell’avvolgimento le sue strutture articolari si irrigidiscono al fine di garantire la spinta propulsiva: l’elica si torce aumentando il cavismo plantare.
 

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