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E i fisioterapisti? I logopedisti e tutti gli operatori sanitari che vanno a effettuare terapie a...
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2020-04-06 11:39:22
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Fisioterapia a domicilio ai tempi del coronavirus

Parla l'associazione dei fisioterapisti italiani

E i fisioterapisti? I logopedisti e tutti gli operatori sanitari che vanno a effettuare terapie a casa? Secondo le indicazioni arrivate dall’Associazione dei fisioterapisti italiani nei giorni scorsi nella scelta tra servizio da garantire e contagi da evitare «deve essere data la priorità alla riduzione del rischio di diffusione del virus» e quindi «è doveroso considerare fortemente di sospendere o riprogrammare gli accessi terapeutici per i pazienti più esposti a rischio».

Le prestazioni non urgenti quindi andrebbero rinviate come in effetti è accaduto con i pazienti nei centri dove ormai l’accesso è vietato agli operatori. Con le prestazioni a casa non sta andando proprio così. A Roma c’è una protesta in corso da parte di un gruppo di operatori che stanno chiedendo la sospensione da parte delle Asl o da parte almeno della cooperativa a cui fanno capo. Finora si è assistito a un rimpallo di responsabilità ma nessuno ha avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di fermare le terapie non essenziali quindi si va avanti senza alcuna limitazione se non quella dei singoli fisioterapisti che decidono di autosospendersi perdendo soldi, e molto spesso anche l’incarico.

La protesta dei fisioterapisti romani è la stessa di tanti operatori come emerge dalle parole di Vincenzo Torrisi,  referente regionale degli Ordini provinciali TSRM PSTRP della Regione Sicilia: «E’ un problema che riguarda una fascia ampia di professionisti della sanità, fra cui fisioterapisti, logopedisti, tecnici della riabilitazione psichiatrica, terapisti della neuro psicomotricità dell’età evolutiva, ortottisti che insieme, attraverso i rappresentanti delle Commissioni d’Albo, hanno rappresentato al nostro coordinamento l’assenza di specifiche indicazioni in tema di prevenzione, contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019 nel corso delle prestazioni domiciliari, anche in considerazione delle ultime disposizioni del DPCM del 09-03-2020».

“In effetti tale carenza – scrive in una nota Torrisi – si rileva sia dai documenti governativi che da quelli prodotti dalle direzioni sanitarie delle Aziende Sanitarie del Servizio Sanitario Regionale e delle strutture accreditate, nonostante la tipologia di servizio è molto rappresentato nel territorio regionale. Occorre evidenziare che la riabilitazione domiciliare, fornita sia in ADI che tramite i centri di riabilitazione ex articolo 26, riguarda un setting assistenziale che necessita di indicazioni specifiche in quanto caratterizzato dallo stretto contatto del professionista con il paziente e, inevitabilmente, con i componenti della famiglia facenti parte del nucleo familiare.

In alcuni casi pare si aggiunga anche la mancata o insufficiente dotazione di dispositivi di protezione individuale, a garanzia sia del professionista che dei pazienti e familiari. Pare utile, pertanto, fornire il contributo integrativo che segue quale proposta di misure da adottare per il setting domiciliare. Nel caso di trattamenti a domicilio, in assenza di riferimenti specifici e di indicazioni normative o di apposite procedure dedicate, si auspica che, oltre alle indicazioni generali già prodotte, possano anche venire impartite le seguenti:

– Effettuare la rivalutazione delle prese in carico (per es. triage telefonico e contatti con il caregiver) garantendo l’acceso domiciliare ai soli pazienti in cui l’intervento non può essere eseguito da un caregiver adeguatamente formato e per il quale le prestazioni da effettuare risultino non differibili e non derogabili. Analoghe procedure sono da adottare per le nuove prese in carico.
– Accertare durante il triage telefonico la presenza o meno tra i componenti il nucleo familiare di sintomi specifici (disturbi respiratori, tosse, febbre oltre i 37,5°, e sintomi simili a quelli dell’influenza). In caso di presenza di tali sintomi, raccomandare fortemente di rimanere presso il proprio domicilio limitando la massimi i contatti sociali e in caso di persistenza comunicare di contattare il Medico di Medicina Generale (o il Pediatra di Libera Scelta) e l’ASP che forniranno indicazioni al riguardo.
– Verificare in occasione del triage e degli accessi domiciliari se qualcuno dei presenti di recente è stato nelle cosiddette “zone rosse” delle regioni maggiormente colpite o ha avuto contatti con persone provenienti da tali zone e nel qual caso comunicare di contattare il MMG/PLS e l’ASP che fornirà indicazioni al riguardo.
– Durante gli accessi domiciliari fare uso dei dispositivi di protezione e delle procedure riguardanti l’igiene delle mani e degli ambienti, dei guanti monouso e dell’apposita mascherina protettiva.
– salvo i casi non differibili e non derogabili, evitare gli accessi presso il domicilio di pazienti in isolamento domiciliare o conviventi con persone in isolamento domiciliare. Le stesse criticità riguardano anche i presidi ambulatoriali di FKT e le attività ambulatoriali e semiresidenziali delle strutture ex art. 26, gli ambulatori e gli studi professionali privati; infatti mentre tutti i servizi ambulatoriali delle aziende sanitarie pubbliche hanno sospeso le attività ambulatoriali, fatte salve le prestazioni brevi e urgenti, tali centri rimangono normalmente funzionanti e aperti al pubblico, con la probabilità di aumento dell’attività lavorativa per sopperire alle prestazioni sanitarie non erogate dalle ASP regionali. Per tali strutture ambulatoriali, sarebbe auspicabile una circolare regionale che garantisca loro lo stesso tipo di organizzazione delle strutture pubbliche.

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